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La relazione paesaggistica

Alcuni clienti e colleghi tecnici mi hanno chiesto di recente come si fa una relazione paesaggistica.
Quello che ho potuto imparare sulle relazioni paesaggistiche è merito di un seminario organizzato dagli Ordini degli Ingegneri e degli Architetti, i quali hanno invitato i tecnici della Sovrintendenza a parlarne e a confrontarsi con noi progettisti.
E' emerso questo:
  1. quello che viene richiesto nella relazione paesaggistica è più semplice di quanto sembra,
  2. i tecnici della sovrintendenza sono persone meno burocrate di quanto ci si potrebbe aspettare.
Se viene richiesta una relazione paesaggistica, l'intervento in questione va ad alterare un territorio tutelato da un vincolo paesaggistico, quindi occorre per prima cosa andarsi a leggere il tipo di vincolo in questione, perché ovviamente non sono tutti uguali, anche se molto spesso sono "fumosi", cioè poco chiari.
I contenuti della relazione in questione, quindi, saranno i seguenti:
  1. descrizione dello stato di fatto con riferimento al vincolo, quindi è gradito l'inserimento di tutto ciò che possa favorire la descrizione stessa, come carte di vario genere, fotografie, planimetrie, ecc...
  2. descrizione dell'intervento progettato, con particolare riferimento all'aspetto esterno e alle sue relazioni con il paesaggio, quindi non occorre allegare tutte le tavole del progetto, ma solo quelle che ne spiegano l'esterno (planimetrie, sistemazioni esterne, prospetti, sezioni ambientali), in scala abbastanza "piccola", quindi in maniera alquanto schematica;
  3. spiegazione delle scelte progettuali e degli interventi di mitigazione, sempre e comunque in riferimento al particolare vincolo della zona in questione...e qui entra in scena il temuto "fotoinserimento".
Cos'è un fotoinserimento? Qualcuno ha risposto: non è il rendering dell'intervento. Ma è d'obbligo correggere: il fotoinserimento non può essere solo un rendering dell'intervento. Si tratta bensì di un semplice fotomontaggio: nel senso che quelli della Sovrintendenza vorrebbero vedere il paesaggio reale che circonda l'intervento, una volta che l'intervento sarà finito, ma prima che i lavori abbiano inizio. Mi vengono in mente un sacco di modi per realizzare un fotomontaggio, ma quello più sbrigativo e con un alto rapporto qualità/prezzo, tira in ballo per forza di cose il rendering. Si prende il progetto, se ne fa un modello virtuale tridimensionale (uso di software C.A.A.D.), se ne ricava una immagine fotorealistica (operazione di rendering), si aggiusta l'immagine ricavata per ottenere il risultato voluto dalla sovrintendenza (uso di software di fotoritocco), cioè si fa il vero e proprio fotomontaggio. Per fare queste operazioni occorrono dalle 10 alle 30 ore nette di lavoro: dipende dalla complessità dell'intervento, ma soprattutto dalla complessità dell'inserimento nello stato di fatto. Molto spesso capita, infatti, che di 30 ore di lavoro una ventina siano solo di fotoritocco.
Importante puntualizzare che le uniche cose renderizzate devono essere quelle che ancora non ci sono nella realtà, quindi è inutile limitarsi solo al rendering del progetto, renderizzando magari anche il contesto che rimmarrà invariato dopo l'intervento: questo è proprio quello che la Sovrintendenza non vuole vedere.

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